Rosybyndy, la musica
da Mantova al futuro
Il cantautore romano, che si definisce "un disabile fuori dagli schemi", ha partecipato al Controfestival. Nel mondo della musica dagli anni '70, è stato produttore, arrangiatore, autore e discografico, e ora ha deciso di tornare sul palco.
“Io sono un disabile fuori dagli schemi. Odio il pietismo. Quello che ci vuole solo un po’ di rispetto civile”. Questo il personaggio Rosybyndy, al secolo Luigi Piergiovanni, il cantautore romano che ha partecipato al Festival di Mantova, la manifestazione musicale che si svolta parallelamente, e in alternativa, al Festival di Sanremo. Cantautore però è un termine riduttivo, che quantomeno racchiude solo in piccola parte la vita e l’attività di Rosybyndy.
Intanto il nome. Non si può non cominciare un colloquio con Rosybyndy senza partire da questo nome proprio di persona, facilmente identificabile e riconoscibile nonostante sia scritto attaccato e con ricchezza esagerata di “y”. Perchè? “Perchè la mia musica e i miei brani sono tragicomici, così come era tragicomico dichiarare di essere vergini a 50 anni, o fare la ‘mossa’ in parlamento. Io però l’ho scelto nel ’93. Adesso posso anche aggiungere che comunque è un nome che ‘suona bene’, e che fa parlare di sè”.
Rosybyndy/Luigi Piergiovanni ha partecipato al recente Festival di Mantova, dove ha cantato due brani che faranno parte del prossimo album, “Kapytalysty vyrtualy”, manifesto contro il degrado dell’umanità futura. Una delle due canzoni, “Il coro e la pena”, sarà anche inclusa nella compilation del Festival. Come è stata l’esperienza? “E’ stato bello. L’organizzazione era perfetta, c’era un bellissimo clima di amicizia tra tutti, e il pubblico ha seguito con calore e interesse. Noi avevamo proposto molti brani, anche di altri gruppi, ma la commissione ha scelto i miei, e quindi sono salito su un palco per suonare e cantare per la prima volta dopo 25 anni. A me basta che ci sia lo scivolo per salirci con la mia carrozzella!”. Perchè Mantova e non Sanremo? “Perchè a Sanremo ho inviato brani per anni e anni, e non ho mai ricevuto risposta!”.
Ma Rosybyndy/Piergiovanni vive nel mondo della musica da tanti anni. “Eh sì, io già nei primi anni ’70 avevo un gruppo con mio fratello, gli Ars Nova. Erano tempi sicuramente diversi. Non ho risolto molto, non ho ottenuto quello che volevo e allora ho deciso di mettermi dall’altra parte”. E infatti per anni è stato produttore, arrangiatore, autore e discografico. Seguendo tanti nomi e tanti artisti anche noti. Ora ha deciso di far sentire di nuovo la propria voce. “Ho fatto il disco, ‘Eskoryazyony karmyke’, più che altro per soddisfazione personale, ma dopo Mantova posso dire di averci preso gusto… Io, grazie al computer, faccio musica completamente da solo. E ho scelto una mia strada: per tanti anni, come produttore o autore, sono passato dalla musica più estrema al pop più commerciale, ma ora faccio veramente ciò che voglio.
La mia la definisco canzone d’autore del futuro, musica elettronica che mi consente di tirare fuori tutta la rabbia e la gioia che ho”.
Le ‘Eskoryazyony’ sono le ferite dell’anima. Sono testi – scritti da Marco Bedini e adattati dallo stesso Rosybyndy/Piergiovanni – futuristi, sono le espressioni di una coscienza mai doma, al massimo ferita o fratturata, che non si riconosce e rifiuta “l’imbecillità di questi anni, la cattiva politica culturale”. Sono testi ambientati e riflessi in un futuro vicino e per niente rassicurante: “Sono pessimista, soprattutto per le nuove generazioni. I miei erano altri tempi, sapevamo come divertirci. Ci bastava andare sul fiume e buttarci in acqua, e mi divertivo, sì, anche se dovevano sollevarmi e buttarmici!”. Emerge sempre, dalle canzoni, dalla musica, dalle sue parole, la voglia, il bisogno di esprimersi. “Io continuo a rifiutare la logica dell’airplay, la canzone d’amore convenzionale ma anche la canzone di protesta tradizionale. Ho scelto la mia strada, la mia musica elettronica, ossessiva, e dentro ci metto disillusione, rabbia, angoscia ma, sempre, tanta speranza”.
Questo, e molto altro, Rosybyndy/Luigi Piergiovanni. Uno che continua a sentirsi “un disabile fuori dagli schemi. Me ne sono sempre fregato di non potere assomigliare a nessuna rockstar. Mi fa orrore il pietismo. E non mi interessa avere la possibilità di un posto riservato allo stadio o al cinema, se poi non posso salire su un’autobus, se poi per strada sembra di stare in guerra, se basta uno scalino per impedirmi di andare da qualche parte, se le barriere architettoniche continuano a essere un ostacolo insormontabile”.
Ma se pessimista per il futuro, riconosce che il presente, quello che sta attraversando, è un bel momento. “Sì, dopo Mantova posso dire che finalmente qualcosa cambiato, almeno dal punto di vista lavorativo. Esce il disco nuovo, ma continuerò a seguire anche le altre produzioni. Mi piace suonare e cantare dal vivo, e continuerò a farlo. E soprattutto continuerò a fare ciò che voglio, senza pormi traguardi da raggiungere a ogni costo. Mi aspetto solo di incontrare persone che mi stimino e che apprezzino il mio lavoro”.
Gabriele Bonincontro