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venerdì, giugno 16, 2006

CD NOVITA'

IL NUOVO DOPPIO CD DI ENRICO INTRA

 

"LIKE MONK"

 

CD1: Monk, La metafora della follia

CD2: Intra plays Intra

 

PRESENTAZIONE e SHOW CASE: 24 Giugno 2006 ore 12.00

Palazzo Gazzoli - Sala Blu

Meeting del Jazz - Terni

 

                                                             Enrico Intra: piano, Marco Vaggi: double-bass, Tony Arco: drums

Il titolo non deve trarre in inganno: 

Intra non suona Monk. Se il grande pianista e compositore afroamericano viene chiamato in causa nel titolo è perché,  fondamentalmente, rappresenta una metafora complessa, che nasconde dietro al nome l’immagine della follia creativa dell’artista, di ciò che lo porta a far coincidere vita e arte, a rifiutare le convenzioni assumendo l’immagine del “deviante”,  portatore dell’eresia negli schemi quotidiani dell’esistenza. In quest’ottica Monk va visto come  il simbolo della creatività autentica, quella che sfugge le convenzioni, la moda, le lusinghe delle chimere dell’ovvio e del banale, indicando una strada che, da sempre, contraddistingue il lavoro di   Enrico Intra e di cui questo doppio Cd, arricchito anche da immagini del documentario intorno alla sua vita e da un frammento dello spettacolo al Piccolo Teatro, è la testimonianza contemporanea, il logico seguito a Le case di Berio. Due Cd per documentare altrettante facce dell’attuale pensiero artistico di un musicista settantenne che non ha perso la voglia di mettersi in gioco, e di giocare,  con l’arte.  Il primo Cd è la registrazione del concerto-spettacolo: “Monk – la metafora della follia”, un progetto multimediale ideato dal pianista e compositore milanese e realizzato con un quartetto di eccezione, in cui è altamente significativa la presenza di Gianluigi Trovesi, che è già stato suo immaginifico partner in tante avventure musicali ed é musicista dalla vastissima esperienza, dotato di una rara sensibilità poetica che lo ha portato ai vertici della scena musicale continentale. Altra presenza di rilievo è quella di Tony Arco, uno strumentista di grande sensibilità, che è da  anni il  batterista fisso di Intra, sia in piccolo gruppo sia nella Civica Jazz Band che quest’ultimo dirige, mentre la novità è la voce,  intesa in maniera totale, della versatile Sabina Macculi, il cui rigore lirico in una parte completamente improvvisata e piena di insidie è assolutamente ammirevole. Un gruppo a cui si integravano l’action painting del pittore e regista Gabriele Amadori, la creazione letteraria improvvisata del critico e scrittore  Vittorio Franchini, che proiettava la sua prosa su un grande schermo, e l’assistenza elettronica del giovane, telentuoso musicista e tecnico del suono Alex Stangoni. Un progetto articolato, nel quale si sono incontrate musica, pittura, voce recitata, azioni sceniche di varia natura realizzate secondo la logica di quello che viene definito teatro da camera, in cui è prevalso l’uso globale, anche in senso fisico, dello spazio teatrale. Spazio dove l’unica figura fissa era quella di Intra, al centro della scena con il suo pianoforte e gli strumenti elettronici utilizzati “alla Stockhausen” (ma con la mentalità del musicista di jazz, lontana da quella del compositore tedesco), cioè manipolando in tempo reale il suono degli strumenti e la voce, sia cantata sia recitante (su testi volutamente nonsense scritti da Franchini o tratti da poesie degli alienati mentali). Un progetto che alla fine si configura come una lunga suite, rigorosamente suddivisa in episodi temporalmente predeterminati, pensata come un happening costruito intorno alla centralità dell’evento sonoro, mosso da quella mistica del suono che è un perno imprenscindibile dell’estetica di Intra, così come lo è l’improvvisazione totale, realizzata senza utilizzare materiali di partenza e fondata sull’ascolto reciproco, nella quale si da ordine alla casualità attraverso una gestione attenta dei molteplici stimoli sonori e visivi messi in gioco.

In sostanza,  il primo album si pone come uno sviluppo di quel Sound Project su cui Intra lavora da quasi vent’anni, ponendosi   in rapporto con  l’immagine visiva, soprattutto filmica, ma anche fotografica e pittorica. Occorre dunque ascoltare questo magistrale esempio di informale jazzistico seguendone gli accadimenti sonori, le rifrazioni timbriche, il dialogo sottile che attraversa, sul filo di una tensione espressiva comune,  il suo intero percorso e nel quale affiorano anche la citazione dei monkiani ‘Round Midnight e Blue Monk, fatti rientrare nell’ambito dei materiali tra i materiali e perciò da considerarsi non omaggi, bensì evocazioni poste nel cuore del rituale. 

 

L’altra faccia della creatività del musicista milanese è invece nel secondo Cd, significativamente sottotitolato Intra Plays Intra, che segna il suo ritorno in studio dopo quindici anni (il precedente fu l’incisione di uno dei suoi capolavori, l’album The Blues). E che studio: quello all’avanguardia di Michele Forzani della Limen, la cui presa sonora rende al meglio quella magia tipica del suono del pianista che, curiosamente, ha ritrovato l’identico pianoforte del 1991, un superbo Steinway gran coda in grado di esaltarne il tocco, certo tra i più belli e ricchi della scena jazzistica. Il suono dunque, e l’interplay, animano la musica,  con Marco Vaggi (anch’egli in The Blues) e Tony Arco capaci di sostenere la conversazione al più alto livello, di cogliere ogni riverbero sonoro, ogni sfumatura ritmica e armonica, ogni suggerimento espressivo;  e questo, insieme alla cura e alla genialità dei dettagli, è il segno distintivo dei grandi artisti e dei grandi gruppi. Questo trio di assoluto livello si è così concentrato su di una musica che, sebbene all’apparenza costruita sull’improvvisazione, si articola al contrario attraverso l’estemporizzazione dei materiali di partenza; in sintesi, si fonda su processi di rielaborazione e variazione delle parti scritte, sul loro assemblaggio creativo, pensato all’istante, sviluppato nella relazione tra i tre musicisti, il cui interplay è continuo alimento per l’incedere della musica. Composizioni superbe, originali,  ispirate anche dal retaggio della musica classica e contemporanea, come Around To Cage (unico momento di piano solo), una invenzione che prende spunto dalla partitura  di Cheap Imitation. Oppure Mazurka, liberamente ispirata a Chopin, e Fiory, del 1963, dai colori debussyani,  senza dimenticare l’uso di procedure classiche quali “il rubato”, che dilata il tempo delle ballad conferendo un singolare, profondo respiro interno alla musica. Poi c’è l’omaggio a Franco Donatoni, costruito su quattro pedali ispirati all’accordatura del contrabbasso: Sol (con il piano protagonista di una sequenza bluesy), Re (più coltraniano, appannaggio del basso), infine La e Mi (più ritmici e dedicati alla  percussione). C’è quindi la memoria di Satie nel recente e dolcissimo Jazz Trio, ed anche i colori classico contemporanei nelle due pagine provenienti dalla suite Contro la seduzione, del 1984: Per una serenata e Per un adagio, che sembrerebbero improvvisate ed invece sono ampiamente scritte e soggette ad un processo di “estemporizzazione strutturale”. Infine,  un brano nuovo come Intra Plays Intra ed il suo cavallo di battaglia Tribute To Monk, un blues polimetrico che si apre nella forma grazie all’uso costante del pedale di basso, completano un quadro che rivela la varietà compositiva di uno degli autori più originali del jazz italiano, capace di dare carattere ad ogni  brano (Like Monk, appunto). L’esito è una musica di assoluto rigore lirico, lontana da ogni routine, essenziale al punto di rinunciare ad ogni ornamentazione, ritmicamente modernissima e capace di inglobare il funky in situazioni anomale; una musica che ha nelle dinamiche uno dei  suoi principali fattori espressivi e, pur essendo assolutamente legata all’Europa, non perde mai il senso dello swing.  Se non conoscessimo la tensione creativa che anima Enrico Intra,  da sempre coerente nel cercare di trovare sempre nuove risposte alle sue esigenze di artista, potremmo concludere scrivendo che si tratta della sua opera “definitiva”.  Preferiamo invece invitare ad un ascolto partecipato di quanto contenuto in questo prezioso doppio album, convinti di essere di fronte a pagine della musica di oggi destinate a durare nel tempo.

 

postato da: giorgio alle ore 14:47 | Link |
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